Strategia · Impatto · Innovazione

La sostenibilità
diventa valore.

Affianchiamo imprese, enti pubblici e organizzazioni nel trasformare obiettivi ESG, innovazione e asset intangibili in risultati concreti, misurabili e durevoli.

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ESG
IPR
I²CE®

Think · Act · Change

Governare la complessità.
Generare futuro.

CSR Holding SRL SB integra consulenza ESG, gestione della proprietà intellettuale, innovazione digitale e trasformazione sostenibile in un’unica regia strategica.

L’esperienza diretta nella creazione di piattaforme, modelli educativi e progetti di ricerca applicata ci permette di passare dalla visione all’esecuzione, con responsabilità sui risultati.

Le nostre competenze

Quattro prospettive.
Un’unica traiettoria.

Un approccio multidisciplinare per rendere la sostenibilità strutturata, verificabile e capace di generare vantaggio competitivo.

01

ESG & strategia

Analizziamo impatti, rischi e opportunità; definiamo governance, priorità e indicatori; accompagniamo l’organizzazione verso trasparenza, conformità e competitività.

Dalla compliance a un piano d’azione governabile.
CSRDESRSDNF
02

Carbon credits

Misuriamo sul terreno, integriamo dati IoT e satellitari, prepariamo il dossier MRV e costruiamo una catena informativa pronta per verifica e valorizzazione.

Dal territorio a evidenze solide e tracciabili.
BlockchainMRVRemote sensing
03

Proprietà intellettuale

Proteggiamo e valorizziamo marchi, metodi, disegni, brevetti e know-how, integrandoli nella strategia di crescita e sostenibilità dell’organizzazione.

Dall’idea a un patrimonio protetto e valorizzabile.
IPRBrevettiLicensing
04

Ecosistemi digitali

Progettiamo piattaforme basate su AI, blockchain, wallet e credenziali interoperabili per certificare competenze, eventi professionali e risultati ESG.

Dal dato disperso a conoscenza verificabile.
I²CE®AIWallet

Advisory + execution

Non ci fermiamo
alla consulenza.

Quando il progetto lo richiede, entriamo nell’organizzazione con incarichi di temporary management. Guidiamo direttamente programmi di innovazione, ricerca e sviluppo, sistemi informativi e internazionalizzazione, mantenendo chiari responsabilità, tempi e risultati.

01

Comprendere il sistema

Leggiamo dinamiche organizzative, mercato, stakeholder, vincoli normativi e patrimonio di conoscenza già disponibile.

02

Costruire la direzione

Traduciamo la complessità in un modello d’intervento flessibile, con obiettivi, priorità e metriche condivise.

03

Agire dall’interno

Affianchiamo i team e assumiamo la responsabilità operativa delle iniziative, trasferendo metodo e competenze.

04

Consolidare il valore

Misuriamo i risultati, proteggiamo gli asset generati e rendiamo il cambiamento sostenibile nel tempo.

Carbon Credit On Demand

Il valore della natura.
Certificato, a casa tua.

Portiamo sul terreno tecnologie, competenze e supporto: dalla prima analisi al dossier tecnico, fino alla tracciabilità dei crediti di carbonio.

Prenota una valutazione ↗
Intervento iniziale€ 3.900fino a 5.000 m²

Dalla misura al credito

Una catena del valore
senza punti ciechi.

Ogni passaggio genera evidenze georeferenziate, temporizzate e verificabili.

01

Analisi preliminare

Valutazione dell’area, degli obiettivi e della fattibilità.

02

Sopralluogo e misurazioni

Intervento sul posto con sensori IoT e strumentazione proprietaria.

03

Dati, satellite e AI

Rilievi, Sentinel, QA/QC e modelli scientifici avanzati.

04

Dossier e certificazione

Preparazione del dossier MRV per verifica, emissione e registrazione.

05

Tracciabilità continua

Hash blockchain, dashboard e aggiornamento periodico dei dati.

Tecnologie integrate

IoT

Sensori in campo

Suolo, CO₂, fotosintesi, flusso di linfa e crescita.

EO

Dati satellitari

Telerilevamento multispettrale e analisi geospaziali.

AI

Analytics proprietari

Normalizzazione, QA/QC e correlazione multi-fonte.

#

Blockchain

Hash del dataset e catena informativa tracciabile.

Per OCE ed enti di verifica accreditati

Più evidenze.
Meno attrito in verifica.

Supporto tecnico avanzato per rafforzare il fascicolo con dati solidi, tracciabili e pronti per audit e due diligence.

↓ rischioErrori e incompletezza documentale↑ velocitàPre-audit e attività di verifica↑ scalaPiù pratiche gestibili con coerenza
Parla con il team tecnico ↗

Modello di collaborazione

01

Intervento on demandSul sito del cliente, quando serve.

02

Fascicolo dati e reportOrganizzato e pronto per la verifica.

03

SaaS e aggiornamentoConservazione e continuità del dato.

Formule partnership, white-label e supporto su portafogli multi-progetto.

Continuità del dato

Un piano che cresce
con il progetto.

Annuale€ 890/ anno

Monitoraggio remoto, aggiornamento dati, verifiche on demand e report annuale.

Triennale · consigliato€ 2.290/ 3 anni

Vantaggi del piano annuale, sconto del 15% e verifica in loco inclusa.

Quinquennale€ 3.990/ 5 anni

Continuità di lungo periodo, sconto del 25% e report strategico.

Il nostro approccio

Dalla visione
all’impatto.

Ogni organizzazione ha un percorso diverso. Per questo partiamo dai dati e dal contesto reale, costruiamo soluzioni su misura e le adattiamo mentre il sistema evolve.

01

Leggere

Assessment di obiettivi, rischi, processi, stakeholder e asset già presenti.

02

Disegnare

Priorità, responsabilità, strumenti e indicatori diventano una roadmap concreta.

03

Attivare

Competenze, tecnologia e partner convergono nell’esecuzione del progetto.

04

Misurare

Monitoriamo gli impatti, ottimizziamo le azioni e rendiamo i risultati comunicabili.

I²CE®
AIESGDATAIPR

Ricerca applicata

I²CE® Intelligent Interoperable Certification Ecosystem

Un ecosistema digitale proprietario che acquisisce, struttura, verifica e valorizza eventi educativi, professionali ed ESG. Credenziali interoperabili, wallet digitali, ancoraggio blockchain e analisi assistita dall’intelligenza artificiale trasformano attività frammentate in una storia affidabile e portabile.

PersoneCompetenze e percorsi di apprendimento verificabili.OrganizzazioniAzioni ESG, risultati e asset di conoscenza tracciabili.TerritoriEventi e impatti con evidenze condivisibili.
Brevetto UIBM 102026000009517Tecnologie AI · Blockchain · Wallet

Società benefit

L’impresa come
forza positiva.

CSR Holding nasce da un’esperienza imprenditoriale concreta nella creazione di piattaforme digitali, modelli educativi indipendenti e iniziative di ricerca applicata. È una storia che unisce impresa e cultura, crescita economica e responsabilità sociale, innovazione e cura delle comunità.

Gli investimenti della famiglia Rinaldi hanno contribuito allo sviluppo di Little Genius International, tra le prime realtà educative europee a scegliere il modello Benefit Corporation. Quell’esperienza continua oggi in progetti capaci di generare valore condiviso e impatto positivo.

“

Produrre valore, custodire conoscenza e significato, generare futuro.

Visioni complementari

Una regia familiare.
Competenze multidisciplinari.

Tre prospettive che tengono insieme lettura dei sistemi complessi, responsabilità sociale e impatto sul territorio.

01

Ruhma Y. Rinaldi

Formazione in Development Studies e Social Medicine, esperienza internazionale anche con organizzazioni delle Nazioni Unite. Custodisce la visione culturale e sociale della holding.

02

Nicola C. Rinaldi

Studioso e autore di metodologie per la lettura dei sistemi complessi, con una lunga esperienza nello sviluppo del digitale e di Internet in Europa.

03

Samia X. Rinaldi

Guida la dimensione sociale e comunitaria, traducendo la visione ESG del gruppo in relazioni e iniziative concrete sui territori.

Iniziamo una conversazione

Il cambiamento
parte da una domanda.

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Approfondimenti CSR Holding

Indicatori ESG per enti pubblici: quali usare

2 Luglio 2026
Indicatori ESG per enti pubblici: quali usare

Quando un ente pubblico inserisce la sostenibilità in un piano strategico, il punto critico arriva subito dopo le dichiarazioni di intenti: come misurare davvero i risultati. È qui che gli indicatori ESG per enti pubblici smettono di essere un adempimento formale e diventano uno strumento di governo. Se sono ben costruiti, aiutano a decidere meglio, allocare risorse con maggiore coerenza e rendere conto in modo credibile a cittadini, stakeholder e organi di controllo.

Il problema è che molte amministrazioni partono dagli indicatori sbagliati. Scelgono metriche generiche, difficili da alimentare con dati affidabili, oppure troppo numerose per essere gestite. Il risultato è prevedibile: report complessi, poco leggibili e quasi inutili nella gestione quotidiana. Un buon sistema ESG, invece, deve essere selettivo, collegato alle priorità dell’ente e sostenibile anche sul piano operativo.

Perché gli indicatori ESG servono davvero nella PA

Per un ente pubblico, parlare di ESG non significa replicare il modello delle imprese quotate. Significa tradurre criteri ambientali, sociali e di governance nella logica specifica dell’interesse pubblico. Questo cambia la prospettiva: non conta solo l’impatto interno dell’organizzazione, ma anche l’effetto delle politiche, dei servizi e degli investimenti sul territorio.

Gli indicatori servono quindi a tre livelli. Il primo è gestionale, perché consentono di monitorare processi, consumi, tempi, qualità dei servizi e capacità amministrativa. Il secondo è strategico, perché aiutano a verificare se gli obiettivi di sostenibilità sono coerenti con bilancio, programmazione e procurement. Il terzo è reputazionale e istituzionale, perché rendono più trasparente il rapporto con cittadini, partner, finanziatori e comunità locali.

Questo approccio è particolarmente rilevante quando l’ente gestisce fondi dedicati alla transizione ecologica, programmi di rigenerazione urbana, servizi ad alta intensità sociale o processi di digitalizzazione. In questi casi, misurare bene non è un esercizio accessorio: è parte della capacità di esecuzione.

Indicatori ESG per enti pubblici: da dove partire

Il primo passaggio non è scegliere una lista di KPI. È chiarire cosa l’ente vuole governare. Un comune, un’azienda sanitaria, un’università o una società partecipata hanno esposizioni diverse, dati diversi e obiettivi diversi. Copiare indicatori standard senza una valutazione preliminare porta quasi sempre a un sistema poco utile.

La sequenza più efficace parte da una mappatura di funzioni, processi e impatti materiali. In pratica, occorre individuare dove l’ente genera effetti ambientali, sociali e di governance più rilevanti. Per alcuni sarà il patrimonio immobiliare e il consumo energetico. Per altri saranno inclusione, accessibilità dei servizi, qualità della spesa, trasparenza decisionale o gestione dei fornitori.

Solo dopo questa fase ha senso costruire un set di indicatori. La regola è semplice: pochi, chiari, confrontabili nel tempo e collegati a una responsabilità interna. Se nessuno presidia un dato, quell’indicatore non governa nulla. Se un KPI non orienta una decisione, difficilmente merita spazio in un cruscotto direzionale.

La dimensione ambientale: oltre i consumi energetici

La componente ambientale è spesso la più immediata, ma anche quella in cui si rischia maggiore semplificazione. Limitarsi ai consumi di elettricità e gas può essere utile per iniziare, ma non basta a rappresentare il profilo ambientale di un ente pubblico.

Tra gli indicatori più rilevanti rientrano il consumo energetico per metro quadro, la quota di energia da fonti rinnovabili, le emissioni associate agli edifici e alla mobilità di servizio, i consumi idrici, la produzione e la gestione dei rifiuti, il tasso di acquisti verdi e l’efficienza del patrimonio immobiliare. In alcuni contesti può essere opportuno monitorare anche uso del suolo, adattamento climatico, qualità dell’aria indoor o resilienza delle infrastrutture.

Il punto, però, non è collezionare dati ambientali. È capire quali indicatori riflettono leve concrete di miglioramento. Un ente con edifici energivori e alti costi di gestione dovrebbe privilegiare KPI che misurano riqualificazione, riduzione dei consumi e ritorno degli investimenti. Un’amministrazione con forte esposizione agli eventi climatici dovrebbe inserire metriche di prevenzione, manutenzione e continuità operativa.

La dimensione sociale: impatto sui cittadini e qualità organizzativa

Nel settore pubblico, la S di ESG ha un peso particolarmente alto. Non riguarda solo il benessere dei dipendenti, ma anche l’equità di accesso ai servizi, la capacità di raggiungere i soggetti fragili, la qualità della relazione con il territorio e l’impatto reale delle politiche pubbliche.

Gli indicatori sociali possono includere tempi medi di accesso ai servizi, copertura territoriale, livello di accessibilità digitale e fisica, soddisfazione degli utenti, inclusione delle categorie vulnerabili, formazione del personale, sicurezza sul lavoro, turnover, parità di genere e presenza femminile nei ruoli di responsabilità. In alcuni enti è utile monitorare anche la capacità di attivare partenariati territoriali o di generare valore sociale attraverso progetti specifici.

Qui emerge una criticità frequente. Gli indicatori sociali sono spesso più difficili da misurare rispetto a quelli ambientali, perché richiedono dati distribuiti tra sistemi informativi diversi e una lettura meno meccanica. Ma proprio per questo hanno un valore strategico elevato. Se ben impostati, consentono di spostare l’attenzione dalla sola erogazione del servizio al risultato prodotto per la collettività.

Governance: la parte meno visibile, spesso la più decisiva

Molti enti dedicano meno attenzione alla governance perché la considerano un tema implicito. In realtà è la componente che rende credibile l’intero impianto ESG. Senza processi decisionali chiari, ruoli definiti e sistemi di controllo adeguati, anche i migliori obiettivi restano sulla carta.

Gli indicatori di governance per la PA possono riguardare il livello di trasparenza, il rispetto dei tempi procedurali, la qualità del presidio dei rischi, la rotazione degli incarichi nelle aree sensibili, la formazione su etica e compliance, il grado di digitalizzazione dei flussi autorizzativi, la tracciabilità delle decisioni, i tempi di pagamento e il monitoraggio dei fornitori.

Un altro tema rilevante è l’integrazione tra ESG e strumenti di programmazione. Se gli indicatori restano separati da bilancio, performance management, procurement e pianificazione operativa, diventano un allegato. Se invece entrano nei processi decisionali, possono migliorare coerenza, tempestività e qualità della spesa.

Come scegliere KPI utili e non solo corretti

La qualità di un indicatore non dipende solo dalla sua definizione tecnica. Dipende dalla sua utilità manageriale. Un buon KPI deve essere comprensibile, alimentabile con dati attendibili, aggiornabile con frequenza ragionevole e leggibile nel tempo.

Per questo è consigliabile distinguere tra indicatori di base e indicatori evoluti. I primi servono a costruire una baseline affidabile e ad avviare il monitoraggio. I secondi entrano in gioco quando l’ente ha già consolidato raccolta dati, responsabilità e strumenti di analisi. Anticipare troppo la complessità è uno degli errori più comuni.

È utile anche separare gli indicatori di processo da quelli di impatto. I primi misurano ciò che l’ente fa, come la quota di gare con criteri ambientali o il numero di dipendenti formati. I secondi misurano ciò che cambia, come la riduzione delle emissioni, il miglioramento dell’accessibilità o la diminuzione dei tempi di risposta ai cittadini. Entrambi servono, ma non vanno confusi.

Errori ricorrenti nella costruzione degli indicatori ESG per enti pubblici

Il primo errore è partire dalla rendicontazione anziché dalla gestione. Se il sistema nasce solo per produrre un documento finale, tenderà a essere poco incisivo. Il secondo è affidarsi a metriche standard senza adattarle al contesto organizzativo e territoriale. Il terzo è sottovalutare la qualità del dato.

C’è poi un aspetto organizzativo spesso trascurato. Gli indicatori ESG non si governano solo con competenze tecniche di sostenibilità. Servono coordinamento interfunzionale, presidio digitale, cultura del dato e una chiara attribuzione delle responsabilità. Dove questi elementi mancano, la raccolta si interrompe, gli aggiornamenti rallentano e il sistema perde credibilità.

Per questo molte amministrazioni ottengono risultati migliori quando trattano gli ESG come parte di un percorso più ampio di innovazione organizzativa. In questa prospettiva, metodi integrati e strumenti digitali possono ridurre la frammentazione, migliorare la tracciabilità e trasformare la misurazione in una leva decisionale concreta.

Un approccio pragmatico: meno indicatori, più capacità di governo

Nella pratica, un ente pubblico non ha bisogno di decine di KPI per iniziare bene. Ha bisogno di un set essenziale, coerente con le sue priorità, e di un modello di lettura che colleghi risultati, responsabilità e investimenti. La maturità del sistema crescerà nel tempo, ma solo se la fase iniziale è realistica.

Un’impostazione efficace prevede una baseline, target progressivi, un perimetro dati chiaro e momenti periodici di riesame. Questo consente di capire non solo se l’indicatore si muove, ma anche perché si muove e quali decisioni richiede. È il passaggio che distingue un cruscotto descrittivo da uno strumento di governance.

Per organizzazioni pubbliche che vogliono integrare sostenibilità, innovazione e capacità esecutiva, il valore non sta nel produrre più metriche, ma nel costruire un sistema che tenga insieme strategia, dati e implementazione. È anche il terreno su cui un partner come CSR Holding può generare un vantaggio concreto, soprattutto nei percorsi che richiedono visione integrata e strumenti operativi.

La scelta degli indicatori giusti non serve a dimostrare che l’ente sta facendo qualcosa. Serve a capire, con maggiore precisione, cosa deve fare meglio da domani.